Niente carcere per il download privato

da “La Repubblica”

BRUXELLES – Fino a quattro anni di reclusione per i reati di pirateria e contraffazione se vengono commessi nell’ambito di un’organizzazione criminale oppure comportano un rischio per la salute o la sicurezza delle persone. Di fatto, tolleranza zero per quel che riguarda la contraffazione su larga scala, ma niente carcere per chi viola il diritto d’autore a titolo privato. Gli utenti del web possono stare tranquilli. Il Parlamento europeo ha approvato – con 374 voti a favore, 278 contrari e 17 astenuti – la risoluzione di Nicola Zingaretti (Ds) che introduce sanzioni penali per la contraffazione e la violazione della propriet� intellettuale. Sono stati adottati vari emendamenti, che modificano la proposta avanzata dalla Commissione Ue per escludere dal campo di applicazione della direttiva “atti compiuti da un utilizzatore privato per fini personali e non di lucro”. In sostanza, non rischiano fino a quattro anni di carcere e sanzioni da 100 mila a 300 mila euro i singoli che si scaricano qualcosa da internet, perch� l’obiettivo � colpire la contraffazione su larga scala e il crimine organizzato, ovvero – come prevede la norma – “qualsiasi violazione intenzionale del diritto di propriet� intellettuale commessa su scala commerciale, la complicit� e l’istigazione”.

25 aprile – festa della liberazione

Il 25 aprile 1945 i partigiani liberano Milano dall’occupazione dei nazisti e dai fascisti. Anche la popolazione civile insorge e vaste zone dell’Italia settentrionale – molte città – vengono liberate prima dell’arrivo delle truppe anglo-americane, le quali, dopo aver superato l’ultimo ostacolo della Linea Gotica in Toscana, incalzano le truppe tedesche in ritirata nella pianura Padana.

In Europa, intanto, l’Armata Rossa sovietica dilaga in territorio tedesco e giunge alle porte di Berlino mentre gli anglo-americani, dopo lo sbarco in Normandia, avanzano attraverso il Belgio; Hitler, di fronte alla disfatta, si suicida nel suo bunker. Più di cinque anni dopo l’invasione tedesca della Polonia, dunque, la guerra mondiale giunge al suo epilogo (il Giappone invece si arrenderà solo in settembre, dopo lo sgancio di due bombe atomiche da parte degli americani).

In moto senza casco…..

L’ultima trovata per andare in moto senza casco è di ricorrere contro la Pubblica Amministrazione adducendo (con provata certificazione sanitaria) che all’epoca della multa si era in preda a stati depressivi! A Napoli succede anche questo. Ben 10 ricorsi sono stati accettati perché come motiva la sentenza “Il ricorrente ha provato con documentazione sanitaria che all�epoca della multa era in stato di depressione. per questo il ricorso va accolto e il verbale annullato”. Adesso vorrei che tutti noi tributassimo un plauso all’avvocato che ha pensato questo escamotage, al medico che ha rilasciato la certificazione, al giudice che ha sentenziato……. e in ultimo permettetemi di applaudire al protagonista, che nonostante le sue crisi di stress, ha continuato ad andare in moto con il rischio di cadere vittima di qualche “attacco depressivo” e tirare sotto qualche ignaro pedone! Io non sono un Giudice, ma se mi avessero portato un certificato del genere….avrei ritirato la patente e sequestrato il mezzo…..ma appunto: IO non sono un Giudice, ma sono napoletano e certe volte proprio non so se vantarmene o vergognarmene!